Tutti in apnea nella camera iperbarica: salute, sicurezza e fisiologia nell'apnea

Tutti in apnea nella camera iperbarica: salute, sicurezza e fisiologia nell’apnea

L’apnea è uno sport affascinante che spinge l’essere umano a esplorare i propri limiti. Tuttavia la ricerca della profondità non deve mai oscurare la priorità assoluta: tornare in superficie sani…

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Ospite

Ahmed_Sakr, Alice Cattaneo, Lara Lambiase

Argomenti

  • Sicurezza in apnea
  • malattie da decompressione
  • medicina iperbarica

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L’apnea è uno sport affascinante che spinge l’essere umano a esplorare i propri limiti. Tuttavia la ricerca della profondità non deve mai oscurare la priorità assoluta: tornare in superficie sani e salvi. Di sicurezza in apnea, fisiologia e prevenzione si è parlato diffusamente nella decima puntata (la quarta della seconda stagione) di Apnea Talk, il podcast videofonico dedicato al mondo dell’apnea, pubblicata mercoledì 15 aprile 2026.

I padroni di casa, Davide Tummolillo (istruttore e allenatore con oltre vent’anni di esperienza) e Fabio Ambrosi, hanno guidato una puntata ricca di spunti medici e scientifici. Un viaggio che è partito dagli studi virtuali del podcast per atterrare direttamente in Egitto.

Grazie ad Alice Cattaneo, collegata da Sharm el-Sheikh, il pubblico ha potuto ascoltare le parole del dottor Ahmed Sakr, medico specialista in medicina subacquea dal 1997 presso il Centro Medico Iperbarico di Sharm el-Sheikh. Ad affiancarlo nell’analisi tecnica l’ospite d’onore della serata: la dottoressa Lara Lambiase, medico specializzato in medicina iperbarica, esperta apneista e membro del DAN EUROPE (Divers Alert Network, la fondazione internazionale dedicata all’assistenza e alla ricerca medica per i subacquei).

La camera iperbarica: cos’è e a cosa serve

Spesso se ne sente parlare ma pochi sanno esattamente come funziona. Il dottor Sakr l’ha spiegata in modo molto intuitivo: la camera iperbarica è una speciale capsula di metallo pressurizzata. Al suo interno viene pompata aria compressa per simulare le condizioni ambientali che si trovano sott’acqua (ad esempio, la pressione che si ha a 30 metri di profondità).

Questa struttura è fondamentale per trattare la MDD (Malattia da Decompressione), una patologia causata dalla formazione di bolle di azoto nel sangue e nei tessuti a seguito di un’immersione. All’interno della camera il paziente respira un gas terapeutico, generalmente ossigeno puro al 100%. Questo processo elimina l’azoto in eccesso, riduce le bolle e ripristina la corretta ossigenazione dei tessuti.

Il dottor Sakr ha lanciato un messaggio chiarissimo: ogni luogo in cui si praticano immersioni dovrebbe avere una camera iperbarica facilmente raggiungibile. È la rete di salvataggio più importante per la sicurezza in apnea e con le bombole.

Il “Riflesso di Immersione”: cosa accade al nostro corpo

Come fa l’apneista a resistere alla pressione e alla mancanza di ossigeno? Il segreto, spiega Sakr, risiede nel “riflesso di immersione” (o Mammalian Dive Reflex), un meccanismo di sopravvivenza innato. Questo riflesso si compone principalmente di due reazioni:

  • Bradicardia: Il battito del cuore rallenta vistosamente. Questo riduce il lavoro degli organi e allunga il tempo in cui il corpo può tollerare la mancanza di ossigeno (ipossia).
  • Vasocostrizione periferica: I vasi sanguigni delle braccia e delle gambe si restringono. In questo modo, il sangue ricco di ossigeno viene “spremuto” e spinto verso il centro del corpo, per proteggere organi vitali come cuore e cervello.

Con l’allenamento l’apneista affina questi meccanismi. Addirittura la milza interviene contraendosi per immettere nel circolo sanguigno ulteriori scorte di globuli rossi ossigenati, come una vera e propria riserva di emergenza.

Gli errori più comuni e la trappola del silenzio

Tra gli incidenti più diffusi nella medicina iperbarica legata all’apnea il dottor Ahmed Sakr individua al primo posto i problemi all’apparato respiratorio e alle orecchie (circa il 50% dei casi). Molto comune è il cosiddetto Lung Squeeze, un trauma dei capillari polmonari o delle vie aeree che si manifesta con tosse e tracce di sangue, causato spesso da compensazioni forzate o immersioni fatte nonostante raffreddori e infiammazioni.

Ma l’errore più grave, sottolineano in coro sia Sakr che Alice Cattaneo, non è di natura medica, bensì psicologica e riguarda l’atteggiamento degli atleti: l’omertà. Molti apneisti, soprattutto durante le competizioni, nascondono sintomi evidenti (come formicolii o debolezza muscolare) per paura di essere squalificati o per il desiderio ostinato di raggiungere un record o un risultato. Ignorare questi campanelli d’allarme è estremamente pericoloso. Può trasformare un sintomo passeggero in un danno neurologico permanente. La totale sincerità con il personale medico è il primo passo per garantire la propria sicurezza in apnea.

Il Taravana: il “fantasma” dell’apnea profonda

La palla è poi passata alla dottoressa Lara Lambiase, che ha affrontato un tema caldo e spesso circondato da falsi miti: il Taravana.

Il termine, di origine polinesiana, indica una grave forma di malattia da decompressione a carico del sistema nervoso centrale (cervello o midollo spinale) che colpisce gli apneisti. “Non è una leggenda ma una realtà clinica seria e spesso sottodiagnosticata”, ha precisato la dottoressa Lambiase.

I sintomi possono apparire anche 12 ore dopo l’immersione e includono alterazioni della vista, perdita di forza, vertigini e, nei casi gravi, convulsioni. Ma cosa lo causa? Oltre alla profondità incidono molteplici fattori:

  • Tecniche di respirazione estreme come “la Carpa” (una tecnica nota anche come lung packing, che forza l’immissione di aria nei polmoni oltre la loro normale capacità espansiva).
  • Tempi di recupero in superficie troppo brevi (la regola d’oro prevede un recupero di almeno tre volte superiore al tempo di immersione).
  • Stato di affaticamento e accumulo di radicali liberi.

Idratazione e prevenzione: le regole d’oro

Sia il dottor Ahmed Sakr che la dottoressa Lara Lambiase hanno insistito molto su un concetto: prevenire è meglio che curare e la prevenzione passa, letteralmente, attraverso l’acqua che beviamo.

Una corretta idratazione è essenziale per la sicurezza in apnea. Se si è disidratati il sangue diventa più denso e viscoso. Questo affatica il cuore e aumenta drasticamente il rischio di formare bolle di azoto e subire la malattia da decompressione.

Ma attenzione all’eccesso opposto: l’iper-idratazione. Bere sette litri d’acqua in poche ore, come accaduto in un caso clinico riportato dal dottor. Sakr, diluisce i sali minerali (sodio e potassio) provocando problemi neurologici gravi e favorendo l’edema polmonare (un accumulo pericoloso di liquidi nei polmoni). La regola è bere gradualmente almeno tre litri nelle 24 ore precedenti all’immersione e non trangugiare acqua nei cinque minuti prima del tuffo.

Come ricordato da Davide Tummolillo in chiusura l’apnea è lo sport della consapevolezza. Ascoltare il proprio corpo, fermarsi un metro prima del limite e non immergersi mai da soli sono i pilastri per vivere il mare con serenità.

L’appuntamento con la prossima, imperdibile puntata di Apnea Talk è fissato per mercoledì 29 aprile 2026. Sarà un episodio dedicato al ricordo di Patrick Musimu, il leggendario apneista che per primo abbatté il muro dei 200 metri in assetto variabile no limits. Un altro tuffo nella storia dell’apnea, sempre con il fiato sospeso.

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