La nona puntata di Apnea Talk, terza della seconda stagione, porta al centro della scena Luciano Morelli, figura di riferimento dell’apnea indoor italiana. L’episodio, pubblicato mercoledì 18 marzo 2026 con il titolo “Apnea in piscina… ed è subito oro! Con Luciano Morelli”, ripercorre una storia sportiva costruita nel tempo, tra formazione, gare, sicurezza e risultati di alto livello.
La conversazione mette a fuoco anche l’evoluzione dell’apnea in piscina, il valore della preparazione tecnica e mentale e il modo in cui una disciplina apparentemente semplice — trattenere il respiro e avanzare sott’acqua — richieda in realtà controllo, metodo e consapevolezza.
Dalla scoperta dell’acqua a un percorso costruito negli anni
La storia di Luciano Morelli comincia lontano dal mare. Cresce a Bergamo ma il rapporto con l’acqua nasce presto, durante le vacanze estive. Prima arriva la curiosità per il mondo sommerso, poi l’abitudine a muoversi con maschera e pinne, infine una familiarità sempre più forte con l’immersione in apnea.
Nella puntata emerge con chiarezza un aspetto che rende il suo percorso particolarmente interessante: Morelli non racconta una vocazione immediata all’agonismo ma una crescita graduale. L’apnea, all’inizio, è scoperta, osservazione, pratica. Solo in un secondo momento diventa disciplina tecnica e, più avanti ancora, terreno di confronto sportivo.
L’esperienza che porta alla consapevolezza
Uno dei punti più netti della puntata riguarda il tema della sicurezza. Morelli racconta un episodio critico vissuto da giovane durante una battuta di pesca in apnea: una sincope, cioè una perdita di coscienza dovuta alla carenza di ossigeno. Nel linguaggio dell’apnea è uno dei rischi più seri.
Da quell’esperienza nasce una consapevolezza nuova: Luciano capisce che l’acqua non si affronta con superficialità e che la passione, da sola, non basta. Serve preparazione, serve metodo. Serve soprattutto conoscere i propri limiti e rispettare procedure di sicurezza.
L’ingresso nelle gare di apnea
La dimensione agonistica arriva più tardi ma quando entra nella vita di Luciano Morelli diventa centrale. Le gare di apnea non sono un approdo scontato nel suo percorso. Nascono dal confronto con altri atleti, dall’ambiente, dalla scoperta di una nuova motivazione.
Da quel momento l’apnea cambia prospettiva. Non è più soltanto pratica personale o attività didattica: diventa anche misura, precisione, prestazione. Morelli comincia così a costruire un profilo agonistico solido, fino a diventare uno dei nomi più autorevoli dell’indoor italiano.
Come funzionano le specialità dell’apnea in piscina
C’è l’apnea statica, in cui l’atleta resta fermo in acqua trattenendo il respiro il più a lungo possibile e ci sono le prove dinamiche, dove invece conta la distanza percorsa sott’acqua. In questo secondo caso cambiano anche le specialità: si può gareggiare senza attrezzi, cioè senza pinne, con due pinne oppure con la monopinna, la grande pinna unica che consente una nuotata più fluida e più efficiente.
Le misure di una carriera di alto profilo
Quando la conversazione entra nel merito delle prestazioni, emerge il peso reale del percorso di Luciano Morelli. I numeri raccontano una carriera di vertice: quasi otto minuti in statica, oltre 180 metri nella dinamica senza attrezzi, più di 230 metri con le pinne e fino a 267 metri con la monopinna.
La componente mentale nella performance
Tra i temi più interessanti affrontati nell’episodio c’è il ruolo della mente. Morelli spiega che in apnea la preparazione psicologica non è un elemento secondario. È parte integrante della performance.
La prova comincia molto prima della partenza. Comincia nella respirazione preparatoria, nel rilassamento, nella capacità di abbassare la tensione e di entrare in acqua con lucidità. Poi c’è la fase della percorrenza, in cui bisogna mantenere ritmo, efficienza e controllo. Infine c’è l’uscita, momento decisivo perché richiede chiarezza mentale e rispetto del protocollo finale.
Materiali, tecnica e record italiani di apnea
Un altro tema emerso nella conversazione riguarda l’evoluzione dei materiali. Luciano Morelli osserva come l’attrezzatura abbia inciso in modo concreto sulla crescita delle prestazioni, soprattutto nelle prove dinamiche. Monopinne più evolute, maggiore qualità costruttiva, migliore efficienza idrodinamica: sono tutti fattori che, insieme alla preparazione dell’atleta, contribuiscono al progresso complessivo della disciplina.
È dentro questa evoluzione che si inserisce anche il discorso sui record italiani di apnea. I risultati non crescono solo perché migliorano i singoli atleti ma perché cresce l’intero sistema tecnico: allenamento, didattica, attrezzature, conoscenze fisiologiche.
Glide & Flow e il passaggio dall’esperienza al progetto
Accanto al profilo agonistico, l’episodio racconta anche un versante più progettuale della vita di Luciano Morelli. Nella conversazione trova spazio Glide & Flow, attività nata dall’idea di trasformare l’esperienza accumulata in anni di apnea, pesca subacquea e sport acquatici in un progetto concreto.
Il punto interessante è che non viene descritto come un semplice negozio ma come una realtà costruita su competenza e conoscenza diretta del settore. È un’estensione naturale del percorso di Morelli: dall’atleta all’istruttore, fino a una dimensione professionale che continua a ruotare attorno all’acqua e all’attrezzatura.





